Dalla nefrectomia parziale senza ischemia alla formazione dei nuovi specializzandi, fino alla telechirurgia che potrebbe ridurre la migrazione sanitaria. Il direttore dell’U.o.c. di Urologia del Campus Bio-Medico di Roma racconta come l’intelligenza artificiale stia trasformando la sala operatoria, senza però sostituire il giudizio – e la responsabilità – del chirurgo
L’intelligenza artificiale entra in sala operatoria, ma non sostituisce la mano – né la responsabilità – di chi opera. Healthcare Policy per Formiche.net ne ha parlato con Rocco Papalia, professore ordinario di Urologia al Campus bio-medico di Roma, direttore dell’U.o.c. di Urologia della Fondazione policlinico universitario Campus bio-medico e direttore della Scuola di specializzazione in Urologia, tra i massimi esperti italiani di chirurgia robotica oncologica. Con lui abbiamo ripercorso come la robotica abbia cambiato l’urologia negli ultimi anni, cosa significhi davvero “precisione” quando in sala c’è un robot, e perché – a suo dire – la tecnologia più avanzata renda ancora più necessario, non meno, il giudizio clinico di chi la usa.
Partiamo dalle basi: quando parliamo di chirurgia robotica in urologia, cosa fa esattamente il robot e cosa resta nelle mani del chirurgo?






