Fra cinque anni non saremo più noi a fissare l’appuntamento per un intervento chirurgico. Lo farà un agente virtuale al posto nostro. Nessuna lista di attesa, zero inefficienze. Un altro agente predisporrà la sala operatoria: pulizia, strumenti pronti, luci accese. Microfoni e telecamere registreranno ogni parola e osserveranno ogni gesto. Poi entra il chirurgo. È un robot aiutato dall’intelligenza artificiale. Esegue un intervento perfetto, raccoglie dati. È veloce, efficiente. Non è un sogno, non è fantascienza. È una realtà che sta prendendo forma. Siamo a New York. Qui Filippo Filicori, chirurgo robotico partito da Bologna, costruisce nuove frontiere. «Sono un medico: se mi fai vedere che i risultati di un sistema autonomo sono migliori dei miei, io smetto di operare domani» esordisce. «Credo nei dati e nel progresso tecnologico per il bene del paziente».

Quarant’anni appena compiuti, da 15 anni vive e lavora negli Stati Uniti. Esegue 300 interventi l’anno. Guida l’innovazione tecnologica del più grande network ospedaliero del Nord-Est americano: Northwell Health. È direttore di un programma di specialità di chirurgia minimamente invasiva e professore associato. Esperto di intelligenza artificiale, specializzato in robotica per il trattamento dell’obesità e dei disordini gastrointestinali.