Alleggerire il peso economico dello studio è possibile. Tra no tax area, esoneri per merito, alloggi nei collegi e finanziamenti a lungo termine, cosa bisogna sapere
La scelta dell’Università oggi, se da un lato è una questione di passioni o sbocchi lavorativi, dall’altro purtroppo, è molto più pragmatica e riguarda il costo reale del mantenere un figlio all’Università. Il peso economico della formazione superiore, infatti, si fa sentire in modo sempre più netto sui bilanci di casa, trasformando il diritto allo studio in un delicato incastro di cifre e sacrifici. La geografia della spesa, oltretutto, cambia radicalmente a seconda della logistica: c’è chi frequenta l’ateneo della propria città e limita i costi, ma ci sono tanti pendolari e i fuori sede, per i quali la spesa, soprattutto per i secondi, assume contorni spesso proibitivi.
Università, ma quanto mi costi? La giungla degli affitti
Per chi lascia la sua città e si trasferisce per studiare, il costo della vita può superare in pochissimi mesi l’importo delle tasse universitarie di un intero anno. Secondo l’analisi basata sui dati dell’Osservatorio di Immobiliare.it, le stanze singole nelle grandi città hanno raggiunto cifre da capogiro, guidate da Milano con una media di 729 euro al mese, seguita da Firenze a 625 euro, Roma a 609 euro e Bologna a 599 euro. Ma l’impennata dei prezzi non risparmia il Sud: negli ultimi sei anni i canoni sono cresciuti del 41% nelle principali città universitarie, con picchi del 59% a Bari e del 55% a Palermo. A questo canone mensile vanno poi aggiunti i depositi cauzionali, le bollette, la spesa al supermercato e i biglietti per i viaggi di ritorno a casa.










