Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di come la lingua della moda si intreccia con quella del settore gastronomico, dalla foodification dei vestiti alle collaborazioni tra grandi chef e maison. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.
Mentre questo editoriale prende forma, una proposta di legge attende sulla scrivania del governatore dello Stato di New York una firma che la trasformerà in norma. Si tratta dell’Assembly Bill A8043C per il divieto dell’allevamento di polpi e del commercio di polpi allevati destinati al consumo umano.
Lo Stato di New York non è il primo – e probabilmente non sarà l’ultimo – governo a introdurre un simile divieto. C’è un punto da sottolineare, quasi “curioso”: a oggi non esiste ancora, da nessuna parte del mondo, una struttura che allevi polpi a scopo alimentare.
E allora perché dotarsi di una legge per vietare qualcosa che di fatto non esiste? Perché mentre qualcuno lo vieta, c’è chi lavora attivamente per rendere l’allevamento di polpi possibile. A partire dal 1999, la Spagna ha investito nella ricerca quasi 10 milioni di euro. L’Italia, nel suo piccolo, ci ha messo il suo con oltre 250mila euro investiti attraverso due progetti tra il 2005 e il 2019.







