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Prima che Bad Bunny diventasse una delle popstar più famose al mondo, il reggaeton era già dagli anni Duemila un fenomeno culturale enorme per il suo paese d’origine, Porto Rico, e più in generale per l’America Latina. Al di fuori di quei contesti però la sua reputazione era perlopiù pessima, legata alle sue espressioni più banali e derivative, nella musica e nei testi, e al fastidio provato da molti per il ritmo ossessivo e sincopato su cui si basa, il “dembow”, che nell’ultimo decennio ha strabordato anche in molto pop occidentale.
Questa immagine del reggaeton è in parte dovuta a pregiudizi, in parte giustificata se riferita a buona parte di quello che è stato ed è tuttora prodotto. Ma le cose sono cambiate molto da quando nel gennaio del 2025 è uscito il sesto album in studio di Bad Bunny, Debí tirar más fotos, che ha mostrato le profondità e le originalità di cui è capace il reggaeton quando viene smontato e vengono rielaborati i suoi legami con le grandi tradizioni della musica caraibica, dalla salsa alla dancehall, dalla bachata al merengue.
Con Debí Tirar Más Fotos Bad Bunny era riuscito infatti a declinare il genere in una chiave particolare, ambiziosa e inattesa, sia musicalmente che dal punto di vista narrativo, senza sacrificare l’orecchiabilità e riuscendo anzi a pizzare quasi tutte le sue canzoni nelle principali classifiche globali. Pochi dischi in tempi recenti hanno avuto un simile successo sia tra il grande pubblico sia tra la critica, anche quella più esigente e scettica verso i grandi fenomeni del pop mainstream.












