| 18 Luglio 2026 10:02 |

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(Adnkronos) –

Non si diventa Bad Bunny dall’oggi al domani. Prima posi in underwear per Calvin Klein. Diventi un meme mondiale quando scopri di aver vinto il più importante dei Grammy Awards. Poi vieni criticato da Donald Trump, che definisce la tua esibizione al Super Bowl uno “show disgustoso”. Solo dopo puoi riempire gli stadi di mezzo mondo. E fare doppietta all’Ippodromo Snai La Maura di Milano, entrando di diritto nella lista dei concerti più attesi dell’anno. Ma prima dei record, dei Grammy e dei riflettori, c’era Benito Antonio Martínez Ocasio. E forse, per raccontare la sua ascesa, bisogna partire proprio da lì. Da Vega Baja, Porto Rico. Un quartiere qualunque, una famiglia qualunque. Nessun artista in casa. Il padre camionista, la madre insegnante, oggi in pensione. La musica c’è sempre stata, le possibilità meno.

Nel 2016 Benito lavora come cassiere in un supermercato vicino casa. Mentre imbusta la spesa, registra canzoni e le carica su SoundCloud. Un po’ per gioco, un po’ perché quel sogno non ha mai smesso di tenerlo vivo. Poi succede quello che, visto da fuori, sembra solo fortuna. La sua musica inizia a girare tra le strade di Porto Rico. Arriva negli Stati Uniti. Poi, nel resto del mondo. Ma ridurre tutto a una serie di numeri sarebbe il modo più sbagliato per raccontarlo. Perché il successo è arrivato insieme a qualcosa di più grande, riuscendo a trasformare la musica latina in un linguaggio universale, senza mai snaturarla. Non ha cambiato lingua per conquistare il mondo. È stato il mondo a imparare la sua. Ed è questo percorso che lo ha portato a partire con il ‘DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour’, arrivato in Italia con due date sold out all’Ippodromo Snai La Maura di Milano. La prima, quella di ieri. Dove è andata in scena una festa, senza regole precise. Eccetto per il dress code. Dentro l’Ippodromo c’erano bandane e bandiere di Porto Rico ovunque, cappelli da cowboy, occhiali luccicanti, glitter.