Uno studio condotto negli Stati Uniti su 1.700 persone ha determinato che guardare troppa televisione è associato al rimpicciolimento del cervello. Sono colpite anche regioni cerebrali coinvolte nell’Alzheimer.
Guardare troppa televisione è un comportamento sedentario associato alla riduzione di determinate aree del cervello, comprese alcune coinvolte nel morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza. È quanto emerso da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Alzheimer's & Dementia della Alzheimer Association, che ha suffragato quanto si afferma da tempo anche in forma colloquiale, ovvero che trascorrere troppo tempo davanti alla TV non ha esattamente un effetto benefico sul cervello e sulla salute in generale.
La nuova ricerca è andata particolarmente a fondo, non solo considerando l'impatto della sedentarietà, acclarata da molteplici studi scientifici come uno dei principali nemici della nostra salute, ma anche valutando la “qualità” della stessa. I ricercatori hanno infatti determinato che chi passa molto tempo seduto ma per motivi di lavoro, quindi svolgendo un'attività mentalmente stimolante, non soffre del rimpicciolimento del cervello come i grandi fruitori della televisione, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio di demenza, una condizione neurodegenerativa che, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), colpirà circa 150 milioni di persone entro il 2050. A determinare che guardare tanta TV è associato dimensioni più piccole di alcune aree del cervello è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Dipartimento di Scienze Biologiche dell'Università della California del Sud e dell'USC Dornsife College of Letters, Arts and Sciences, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molteplici istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di Biologia Evolutiva Umana dell'Università di Harvard, il Dipartimento di Antropologia dell'Università della California di Santa Barbara, il Dipartimento di Psicologia dell'Università dell'Arizona e altri. I ricercatori, coordinati dal professor David Raichlen sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato questionari e scansioni cerebrali di oltre 1.700 persone coinvolte nello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities). In parole semplici, i ricercatori hanno valutato il comportamento sedentario dei partecipanti emerso da una visita condotta tra il 1987 e il 1989, quando avevano un'età media di 53 anni e assenza di declino cognitivo; poi hanno incrociato questi dati con scansioni cerebrali effettuate oltre venti anni dopo, tra il 2011 e il 2013.







