È stato "qualcuno che ha alterato il corso della storia nel peggior evento della storia dell'umanità". È così che Luís Medeiros, tecnico del Museo Aristides de Sousa Mendes, ricorda a Euronews colui che descrive come "una delle più grandi figure della storia culturale del Paese", per il ruolo che ebbe nel salvataggio di decine di migliaia di vite durante l'Olocausto.

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Aristides de Sousa Mendes, diplomatico portoghese nato il 19 luglio 1885, è un nome imprescindibile quando si affronta il periodo della Seconda guerra mondiale, conflitto combattuto tra il 1939 e il 1945 che provocò la morte di circa 40 milioni di civili.

Molte di queste vittime morirono nei campi di concentramento e di sterminio istituiti dal regime nazista, spinto da ambizioni espansionistiche sostenute, in particolare, da una presunta "supremazia della razza ariana".

Un'ideologia che portò gli ebrei, ma anche persone appartenenti ad altre minoranze, a essere perseguitate per anni dalle autorità del Terzo Reich. Secondo le Nazioni Unite (fonte in portoghese), circa sei milioni di ebrei e mezzo milione di individui rom e sinti persero la vita, in tutta Europa, nel contesto dell'Olocausto.