La storia aveva commosso tutti. Perché non si può morire a 12 anni e men che mai per un approccio medico che – a lungo nelle indagini della procura di Ivrea – è stato considerato non corretto nel trattamento di una pertosse. Ma la morte del baby calciatore Andrea Vincenzi, portiere del Gassino, deceduto al Regina Margherita di Torino (estraneo alle indagini) dopo tre ricoveri e due dimissioni dal pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso, non era tutta qui. Quel batterio, che nella letteratura medica, è rubricato come “Bordetella pertussis” è esistito ma «appare configurabile quale fattore favorente dell’evento terminale». Invece «considerate le risultanze cliniche, autoptiche, microbiologiche e genetiche, si ritiene che la morte di Andrea sia da ascrivere a una insufficienza acuta di cuore in versamento pleurico per sanguinamento in soggetto affetto dalla variante vascolare della sindrome di Ehlers-Danlos». Una malattia genetica rarissima Lo scrivono nero su bianco i due periti Monica D’Amato e Vincenzo Tipo nominati per l’incidente probatorio che si è svolto a Ivrea nei giorni scorsi. Secondo la loro perizia sarebbe stata dunque una malattia genetica rarissima che comporta un'alta fragilità di arterie, organi interni, con rischio di rotture spontanee a portare il bambino alla morte. E non la pertosse che «appare configurabile quale fattore favorente dell’evento terminale» in quanto la tosse molto forte causata dall’infezione «ha probabilmente portato alla rottura di vasi aortici». A una «dissecazione». Le pediatre accusate di omicidio colposo Nell’inchiesta della pm Maria Baldari erano state iscritte nel registro degli indagati due pediatre che avevano preso in carico il bambino al pronto soccorso di Chivasso. L’accusa: omicidio colposo. Una posizione destinata a questo punto a cambiare e a viaggiare verso una richiesta di archiviazione per entrambe (difese dai legali Enrico Calabrese e Gian Maria Nicastro). Dice Calabrese: «Nel rispetto del profondo dolore della famiglia di Andrea, prendiamo atto che l’incidente probatorio ha dato un esito che ci sembra di poter definire ben preciso in relazione alla correttezza dei nostri assistiti, le due pediatre». “Non ravvisabili profili di colpa professionale” Nell’accertamento svolto in contraddittorio tra le parti si spiega come «nella condotta posta in essere dai medici indagati, non sono ravvisabili profili di colpa professionale». Motivo: il decesso di Andrea «presenta caratteristiche di eccezionale rapidità e ridotta prevedibilità clinica». Di più: «Nell’ultimo accesso all’ospedale di Chivasso veniva documentato ecograficamente un versamento pleurico di modesta entità». Ancora: «Il paziente manteneva saturazione normale» e non vi era «un severo distress respiratorio». E siccome «secondo le principali linee guida pediatriche, piccoli versamenti in pazienti clinicamente stabili possono essere trattati con terapia antibiotica, pur potendosi ipotizzare che il ricovero avrebbe consentito un monitoraggio più ravvicinato, non sussistono elementi idonei ad affermare, con ragionevole certezza, che esso avrebbe modificato il decorso finale e impedito il decesso». La famiglia del bambino, che è parte offesa della procura ed è assistita dall’avvocato Federico Morbidelli (prima ancora dal legale Stefano Castrale), non condivide un possibile esito di archiviazione.
“Non fu pertosse”. La verità sulla morte del baby calciatore Andrea Vincenzi scagiona le pediatre
Svolta nell’inchiesta sulla scomparsa del ragazzino di Chivasso a 12 anni








