La crisi nel Golfo si è ulteriormente acuita nella notte: mentre gli Stati Uniti hanno completato la nona notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani, Teheran ha annunciato una risposta dura e spettacolare, segnalando l’esplosione di due petroliere nell’area meridionale dello Stretto di Hormuz e rivendicando attacchi contro velivoli statunitensi in Medio Oriente. Lo scenario marittimo, già segnato da settimane di attacchi a navi commerciali e allarmi internazionali, rischia ora di precipitare in una fase ancora più pericolosa per il commercio globale e la sicurezza dei marittimi.
Secondo un comunicato diffuso dalle agenzie iraniane e rilanciato dai media di Stato, i Guardiani della Rivoluzione avrebbero “intercettato” due petroliere che avrebbero tentato di attraversare una cosiddetta «rotta meridionale» dello Stretto «senza autorizzazione» e che sarebbero poi esplose mentre transitavano in quella che Teheran definisce una zona minata. L’agenzia Tasnim e altri organi iraniani hanno descritto l’episodio come una risposta alle operazioni militari statunitensi e come un’azione volta a impedire passaggi «non autorizzati» nelle acque controllate dall’Iran.
L’allerta in mare non è nuova: dall’inizio dell’escalation sono già state segnalate numerose aggressioni a navi commerciali nella regione, con incendi a bordo e casi di equipaggi evacuati. Organismi internazionali come la UKMTO — il centro britannico per le operazioni marittime nella regione — e l’IMO hanno più volte diffuso avvisi e aggiornamenti sulla pericolosità delle rotte attorno allo Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, invitando le compagnie e i capitani delle navi alla massima prudenza. Nei giorni scorsi il UKMTO aveva già segnalato incendi e attacchi a distanza nelle acque attorno all’Oman e allo Stretto; l’IMO ha inoltre documentato decine di attacchi a navi commerciali e diverse vittime tra i marittimi dall’inizio delle ostilità.












