Un anno fa ci eravamo interrogati su come la nomina di Alexander D’Orsogna a Direttore Generale dell’ENAC rappresentasse l’emblema di una politica delle poltrone che ha definitivamente scavalcato il merito. Oggi, a distanza di dodici mesi, il quadro non solo si è confermato, ma si è aggravato, trasformando quella nomina contestata nel presupposto di una crisi di governance che rischia di travolgere l’intero Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Dall’aeroporto di Ancona ai vertici nazionali: un curriculum controverso

La scelta di D’Orsogna, formalizzata nel maggio 2025 con un incarico quinquennale, aveva già suscitato più di una perplessità. Il suo passato, prevalentemente legato a ruoli commerciali e di marketing nel settore, appariva quantomeno leggero per guidare un ente che vigila e regola un comparto strategico come l’aviazione civile. A destare maggiori dubbi, tuttavia, era il suo operato alla guida dell’Aeroporto delle Marche, dove era stato celebrato un presunto “miracolo” gestionale.

La realtà dei fatti, già allora, raccontava una storia diversa. Nonostante un incremento del traffico passeggeri, i bilanci dello scalo di Ancona continuavano a segnare pesanti perdite: 1,8 milioni di euro nel 2023 e oltre 1 milione nel 2024. Un divario stridente tra l’operazione di immagine e la sostanza economica, che aveva trasformato i festeggiamenti per il traguardo dei 600 mila passeggeri in una mera celebrazione di facciata.