Senorbì.20 luglio 2026 alle 01:46Sui social, nei bar, in piazza: il ricordo del ciclista travolto da un’auto

Una fila continua, davanti alla casa funeraria di via Carlo Sanna, dove ieri mattina la famiglia di Marco Lonis ha ricevuto il saluto di amici, compaesani e tante persone arrivate da fuori. All’indomani del tragico incidente in cui ha perso la vita il ciclista 66enne di Senorbì, travolto da un’auto sulla statale 128 a due chilometri da Mandas, il paese si è stretto attorno alla vedova Lucia Fanunza, ai figli Alessandro e Carlo, ai due nipotini, ai fratelli Marcello e Mario a tutti i familiari. Una strada tortuosa, quella in cui ha perso la vita Marco Lonis. Una strada da tempo al centro di un progetto per il quale, venerdì scorso, il giorno prima dell’incidente, a Mandas si è tenuto un incontro decisivo tra Anas e Comune per l’avvio dei lavori (a settembre) di messa in sicurezza.

Pezzi di vita

Intanto, a Senorbì, cordoglio e mestizia lasciano trasparire l’eredità di impegno e passione lasciata da Marco Lonis. Ieri era la giornata dei ricordi, degli aneddoti raccontati per ricordarne la persona e le esperienze condivise. Non solo sui social com’è d’uso adesso, ma anche nei bar e in piazza Italia, tutti riferivano un pezzo di vita. Pezzi di vita legati soprattutto alle due società di calcio storiche del paese, la Fulgor e la Polisportiva Senorbì, nelle quali Marco Lonis ha militato come giocatore, dirigente e allenatore. «Mi diceva: “Pino, ti ricordi quando partivamo per i tornei con i ragazzi?”». Pino Dessì, 76 anni, presidente onorario della Fulgor, ricorda i tempi in cui, primi anni Novanta, «stavamo avviando il settore giovanile e lo chiamai perché ci desse una mano. Con lui abbiamo fatto tante trasferte per i tornei internazionali e nazionali. Si dedicava ai ragazzi e alla società in un modo speciale». Ed era pronto a dare ancora una mano. «Doveva entrare a far parte della dirigenza», dice il neo presidente Daniele Lapolla, 56 anni. «Era un amico. Con lui abbiamo giocato insieme negli Amatori, intorno al 2010, io un ragazzino e lui più grande. È stato un maestro per noi tutti».