Riccardo Muti torna al San Carlo. Nel 2028 guiderà una tournée dei Wiener Philharmoniker che farà tappa a Napoli. La notizia arriva a Pompei dove il maestro ha tenuto un trionfale concerto all'anfiteatro degli scavi con l'Orchestra Giovanile Cherubini, un luogo che lo aveva accolto negli ultimi anni in cui è restato lontano da Napoli. È infatti del gennaio 2020 il suo ultimo concerto napoletano. Quella volta era alla guida della Chicago Symphony, la sua orchestra americana che lo ha nominato direttore emerito a vita. Nell’autunno del 2021 Muti aveva in programma un concerto al San Carlo proprio con i Wiener, ma fu cancellato a causa della pandemia e mai più recuperato con non poco disappunto del maestro. Ora il teatro del sovrintendente Macciardi sana quel rapporto. Nel 2028, la celebre orchestra viennese terrà una tournée in Italia e farà tappa a Napoli, al San Carlo.

Riccardo Muti a Pompei con l'Orchestra Cherubini, la musica è un paese per giovaniL’accordo, siglato nei giorni scorsi, è confermato dalla presenza del sovrintendente al concerto di Muti a Pompei, l’altra sera. I due hanno avuto un colloquio cordiale, alla fine dell’esecuzione, nel camerino del maestro invaso da amici e fan. Tra i tanti in fila per salutarlo i giovani allievi dei conservatori campani che si sono uniti – a turno – con i musicisti dell'Orchestra Giovanile Cherubini, per un evento straordinario inserito nell’ambito della rassegna «Bop – Beats of Pompeii» che affianca a divi del pop la grande musica classica. Iniziativa straordinaria che si ripeterà nel corso della tournée di Muti coi Cherubini in luoghi simbolo della cultura italiana che farà tappa oggi a Lucca (piazza Napoleone) e quindi a Ostuni (Foro Boario, 22 luglio), sempre con i giovani dei conservatori della regione inseriti nell'organico della Cherubini. «Un modo – ha spiegato il maestro – di restituire ai giovani gli insegnamenti ricevuti dai miei maestri». Ma anche la scelta di offrire la possibilità a questi studenti di cimentarsi sotto la bacchetta di un grande direttore. «Noi suoniamo per un motivo etico, la nostra è una missione, un messaggio culturale che parte dal palco e arriva nel cuore di chi ascolta», ha esordito. Muti ha anche insistito sulla necessità di creare nuove orchestre, ricordando come nel «paese della musica» esistano regioni e comuni importanti privi di una sola compagine mentre tanti giovani usciti dai conservatori fanno fatica a trovare lavoro o sono costretti a cercarlo oltreconfine. E non ha esitato a mettere in evidenza il ruolo delle orchestre nell'ambito del nostro sistema musicale: «L'importanza di un teatro – ha detto – si misura dalla capacità e dal valore delle proprie forze interne, orchestra, coro, ballo, maestranze tecniche. I cantanti anche famosi vanno e vengono, cantano qui e lì anche in luoghi di pessima fama, non fanno la grandezza di un teatro».Un implicito riferimento al San Carlo di Lissner? Muti non ne fa cenno. Ma è noto a tutti il suo rapporto d’affetto e di antiche memorie con il lirico napoletano dove da ragazzo aveva fatto anche il critico musicale sostituendo per un breve periodo il maestro Vincenzo Vitale, suo insegnante di pianoforte, titolare della rubrica in un giornale locale. Un rapporto fatto di grandi assenze e grandi ritorni, a partire da un memorabile «Macbeth» nel 1984, con la regia di Sandro Sequi e le scene firmate da Giacomo Manzù, fino al mozartiano «Così fan tutte» che inaugurò la stagione operistica 2018/2019 in una nuova produzione firmata dalla figlia Chiara alla regia e voluta dall’allora sovrintendente Rosanna Purchia. Era in cartellone anche un «Don Giovanni» nel ‘21, ma fu cancellato, anche questo causa pandemia e mai ripreso, sovrintendente Lissner. Ora, invece, il rapporto riallacciato con Macciardi e la tournée dei Wiener che faranno tappa a Milano, Firenze, Roma, Bari. In questo contesto non poteva mancare Napoli, città dove il maestro è nato e dove ha studiato al San Pietro a Majella e, contemporaneamente, al vicino liceo Vittorio Emanuele. Un luogo della giovinezza che Muti ricorda spesso e dove ama fare tappa nelle sue incursioni nel centro storico, un luogo in cui una lapide all’ingresso ricorda i nomi degli allievi illustri e dove, naturalmente, compare anche il suo. Pochi passi più in là c'è il conservatorio dove, nel primo chiostro, apre le porte una sala a lui intitolata. «Il vicino convento dei Girolamini chiude il quadrilatero della grande cultura musicale, Napoli non può dimenticarlo».