Alle due di notte, quando a Miami stanno premiando i calciatori inglesi per la vittoria sulla Francia, il corridore danese Jonas Vingegaard, secondo in classifica al Tour de France, viene svegliato per un controllo antidoping a sorpresa. Tre ore dopo, tocca a Tadej Pogacar. Jonas lo racconterà alla partenza della quindicesima tappa, dalla cittadina di Champagnole, nel Giura: “Stavo dormendo come un ghiro quando qualcuno ha bussato alla mia porta alle due del mattino. Una grande sorpresa per me. Fanno bene a fare i controlli, ma quando questi influenzano il riposo, penso che non sia affatto giusto. Ho impiegato quaranta minuti a rientrare nella mia stanza, e non sono più riuscito a dormire come dovrei, specie prima di una delle tappe più impegnative e difficili di questo Tour. Non è stata dunque la migliore delle notti. Spero di non essere stato il solo…”.
Alle cinque di domenica pomeriggio, quando mancano 21 chilometri all’arrivo del Plateau de Solaison, il plotoncino della maglia gialla coi migliori in classifica affronta ad Amancy un cambio di direzione, per curvare da sinistra a destra ed evitare anche uno spartitraffico che complica il passaggio. I corridori sfilano veloci. Ma Vingegaard perde all’improvviso l’equilibrio, scivola e va a sbattere contro il cordolo del marciapiede. Nella caduta rimangono coinvolti Isaac Del Toro, il luogotenente di Pogacar, l’austriaco Felix Grosschartner e Sepp Kuss, compagno di Vingegaard, che gli cadono addosso. Pogacar riesce ad evitare il patatrac. Il danese, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, ha la peggio: sanguina dal collo, si è rotto la clavicola destra, è stordito. Non prova neanche a rimettersi in sella. Arriva subito l’ambulanza del Tour. Gli applicano un tutore, Vingegaard scuote la testa, annuncia subito che si ritira.











