Non è stato un normale controllo antidoping a sorpresa. È questo il punto che distingue quanto accaduto a Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard durante il Tour de France da una qualsiasi verifica fuori competizione. Il leader della corsa sloveno è stato svegliato alle 5 del mattino, il danese addirittura alle 2: gli ispettori dell’International Testing Agency (ITA) hanno scelti di testarli nel cuore della notte tra sabato e domenica, tra la 14esima e la 15esima tappa del Tour 2026. Un episodio che ha scatenato polemiche nel gruppo e che, nelle ore successive, ha assunto un significato ancora più rilevante dopo la rivelazione di L’Équipe: quei controlli sono stati autorizzati da un giudice francese attraverso una procedura che non può essere autorizzata se non in caso di “sospetti seri e fondati“.
Perché non è stato un controllo normale
Secondo quanto ricostruito da L’Équipe e confermato anche dal Guardian, l’ITA ha chiesto l’autorizzazione al giudice delle libertà e della detenzione del tribunale di Parigi per poter effettuare controlli tra le 23 e le 6 del mattino, fascia oraria nella quale i regolamenti UCI e il Codice mondiale antidoping vietano normalmente i test, salvo casi particolari. Come un decreto di circa 10 anni fa che finora non era mai stato applicato durante il Tour. La normativa francese infatti prevede che un controllo notturno possa essere autorizzato soltanto se esistono “gravi e concordanti sospetti” di una violazione delle norme antidoping oppure il rischio concreto che, aspettando il mattino, possano andare perdute prove utili. Il magistrato deve inoltre verificare che il provvedimento sia proporzionato rispetto all’obiettivo della tutela dell’integrità sportiva e della salute degli atleti.











