Giuseppe Piccioni si racconta al Lamezia International Film Fest 2026, intitolato Luce dei miei occhi come il film del 2001. Il regista parla dello sguardo di sbieco dei suoi personaggi, della famiglia presente anche come assenza, della solitudine nascosta dietro i paesaggi e del lavoro con gli attori: «Cercare, cercare, cercare». Poi ricorda Sandra Ceccarelli dietro un vetro e confessa che il cinema non ha risolto il mistero della vita: lo ha spostato dentro il tunnel delle riprese, dove continua a cercare

Giuseppe Piccioni ha una predilezione per i vetri. Li mette tra i personaggi e il mondo non per separarli, ma per catturare l’istante in cui un riflesso si trasforma in confessione. Il volto resta da una parte, la vita dall’altra. In mezzo, sottile e quasi invisibile, c’è il cinema.

Sicché non sorprende che il Lamezia International Film Fest abbia scelto proprio Luce dei miei occhi come titolo della tredicesima edizione. Il film del 2001, interpretato da Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli, raccontava l’incontro tra due solitudini dentro una Roma notturna, marginale, quasi irreale. Presentato in concorso alla 58ª Mostra del Cinema di Venezia, valse a entrambi i protagonisti la Coppa Volpi.