Delusione e rabbia, ma anche commozione e speranza, quanti diversi sentimenti hanno accompagnato il calare del sipario sul Mondiale della Francia, e sui 14 anni di gestione di Didier Deschamps.
La sconfitta con la Spagna in semifinale ha ammorbato l'atmosfera entusiasta di un gruppo che sembrava destinato almeno a giocarsi il titolo. In campo si è notato il fastidio di dover giocare la finalina per il terzo posto con gli inglesi, che ha prodotto il disastroso 0-4 al 45', col ct impotente e Mbappè prima quasi divertito e poi incredulo per quella che in tempo reale i media d'Oltralpe definivano "umiliazione". Poi i cambi e la reazione nella ripresa, che però non sono bastati per la rimonta impossibile e alla fine Deschamps, in lacrime per l'addio più che per la sconfitta, si è attribuito la colpa, mentre un veterano come Adrien Rabiot ha puntato il dito contro l'atteggiamento "inaccettabile" di alcuni compagni.
In un clima ben diverso da quello sperato si è chiusa la storia di Deschamps con la nazionale, che tra pochi giorni dovrebbe essere affidata ufficialmente a Zinedine Zidane. La federcalcio francese appena dopo il fischio finale si è affrettata a pubblicare un lungo messaggio d'addio al condottiero che ha portato a casa un Mondiale, una Nations League e diverse finali, con uno score di 120 vittorie su 185 partite giocate. Poteva fare meglio, con quel bendidio di giocatori che ha avuto a disposizione, dicono i critici d'Oltralpe, ma di certo, come sottolinea la federazione "pochi hanno dato così tanto alla maglia come ha fatto lui" da giocatore poi da allenatore.












