E' un risveglio durissimo quello della Francia, dopo l'eliminazione ai Mondiali per mano della Spagna. La fine del ciclo di Didier Deschamps sulla panchina dei 'bleus' coincide con la delusione di tifosi e calciatori che speravano di poter alzare la Coppa del Mondo e, invece, ancora una volta restano a mani vuote.

I media transalpini, in modo inconsueto da quelle parti, sono durissimi con la nazionale. Nessuno sconto neanche per Deschamps che, a 57 anni, darà il suo addio ufficiale da ct dei "bleus", sabato a Miami, nella finalina per il terzo posto. L'allenatore, durante il lungo "viaggio americano", ha provato a tenere dritta la barra, anche quando è stato colpito dal lutto per la morte della madre: breve rientro in patria (con annessa indignazione a causa di una discutibile vignetta di Charlie Hebdo con l'urna, rappresentata come la Coppa del mondo, con le ceneri dell'anziana donna appena morta) e poi nuovamente al lavoro negli States. Ma, come detto, nulla viene perdonato alla squadra, partita con il favore dei pronostici ma che, per gli stessi francesi, è apparsa "altezzosa e presuntuosa" in semifinale. Probabilmente, nella severità dei giudizi, influisce la frustrazione per una sconfitta arrivata, come una beffa, il 14 luglio proprio quando a Parigi si celebra l'orgoglio nazionale. Gruppo "senza personalità", "inesistente", "mai entrato in partita": dicono oltralpe. E sul banco degli imputati finiscono Digne, autore del fallo valso il rigore dell'1-0 per la Spagna, e Olise, indicato come il nuovo messia del calcio francese ma riportato con i piedi per terra dalla superiorità tecnica e tattica delle furie rosse.