di
Aldo Cazzullo
Dopo la sconfitta in semifinale contro la Spagna, Deschamps lascia i Bleus con tanti rimpianti per la sconfitta. Monsieur La Gagne, che non lasciava mai vincere nemmeno il figlio, cede il posto a Zidane
DAL NOSTRO INVIATODALLAS — Lo chiamano Monsieur La Gagne, perché vuole vincere sempre. E ieri Didier Deschamps si è offerto ai giornalisti come un uomo distrutto. Non ha accampato scuse. La Spagna è stata più forte della Francia. «Noi non siamo stati al nostro livello». Poi, certo, ci si può chiedere se l'arbitro — apparso incerto, ma non dirimente — fosse all'altezza di una semifinale di Coppa del Mondo. «Ma per affrontare un avversario così, bisogna essere al massimo della forma. Stasera la squadra di Francia non lo era». Si alza un giornalista sudamericano a chiedergli i suoi sentimenti personali. Lui, basco di Bayonne, risponde in spagnolo perfetto: «I miei sentimenti personali non contano. E comunque sì, sono molto triste».
C'è un aneddoto che spiega bene quanto Deschamps detesti perdere. Ha un solo figlio, Dylan, che ora ha trent'anni, ma ha avuto un'infanzia difficile. Papà voleva di continuo giocare a tennis e a calcio con lui: sfide ai rigori, alle punizioni; al campetto, in casa. Ma non lo lasciava mai vincere. Così lui, anziché al calcio, si è dedicato alla finanza. Ha sposato un'influencer (i francesi dicono «influenceuse»), Mathilde Cappelaere. La coppia era in tribuna a Philadelphia a sostenere la squadra del padre contro il Paraguay. C’era anche Claude Deschamps, la moglie, al suo fianco da quarant’anni, quando erano ragazzi.












