Villanterio «La morte è inevitabile; dove posso sfuggirle? Il paradiso è la dimora migliore. Questa è la mia battaglia, quindi siate testimoni, voi che siete presenti. E tutto questo per amore di Allah». «Sto osservando straziata gli anni della mia vita sprecati in conoscenze che non mi sono servite a nulla. Morire per Allah dà un senso alla mia esistenza». Non sono le parole pronunciate da un miliziano veterano dell’Isis, ma le frasi agghiaccianti digitate su chat on line dalle 17enne studentessa italiana nata in Egitto nel 2008 e residente a Villanterio che è stata tratta in arresto con l’accusa di partecipazione ad associazione terroristiche. In audio con una coateanea, che diceva di essere in Siria, la giovane di Villanterio veniva istruita dalla siriana che la invitava : «A prendere il coltello» per combattere. Nei canali telematici segreti, la giovane utilizzava formule spietate rivolte alla collettività estremista, parlando della Jihad, la guerra santa: «Oh popolo della Jihad praticatela!». Un'attività di radicalizzazione frenetica, costante e profonda che ha spinto i magistrati del tribunale per i minorenni di Milano a ordinare il suo immediato allontanamento dal nucleo familiare e il collocamento restrittivo all'interno di una struttura educativa protetta. La giovane abita dal 2017 a Villanterio con la famiglia, il padre è operaio e la madre casalinga. La ragazza è la penultima di quattro tra fratelli e sorelle. Ora è in comunità, fino a poche settimane fa studiava regolarmente in una scuola professionale di Pavia. Le contestazioni dei pmLe accuse formalizzate dalla procura dei minori fotografano una militanza ideologica strutturata, poiché l'indagata «partecipava ad associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo, incitando i partecipanti all'adempimento dell'obbligo di Jihad». L'indagine, scaturita dal monitoraggio approfondito dei network della propaganda fondamentalista internazionale da parte della sezione cyberterrorismo dell'Umbria e sviluppata sul territorio dagli investigatori della polizia di Stato di Milano, ha squarciato il velo su una fitta ragnatela digitale protetta da crittografia e pseudonimi. Per evitare di essere intercettata o localizzata dalle forze dell'ordine, la ragazza si muoveva nello spazio cibernetico utilizzando schede telefoniche e dispositivi intestati a suo padre. In questo modo era riuscita ad addentrarsi in canali blindati e chat segrete accessibili esclusivamente attraverso stringenti protocolli di sicurezza interna, contesti blindati nei quali «se veniva ammessi esclusivamente su invito o dopo essere stati aggiunti dall'amministratore». Applicazioni di messaggistica istantanea e social network come WhatsApp, Telegram, Discord e Instagram: ogni singola piattaforma disponibile sul suo telefono cellulare era stata «metodicamente trasformata in un avamposto operativo della Guerra Santa». La giovane era diventata una presenza fissa in stanze virtuali e gruppi dai nomi evocativi e inequivocabili, tra i quali spiccavano comunità denominate «"Nipote di Abu Bakr Al Siddiq", "La religione di Abramo", "La nostra fede è il salafismo", "Ibn Al Yamani"». Sui dispositivi della ragazza, che era seguita dal settembre 2025 fino al maggio 2026 c’erano: 75 video di esecuzioni, addestramenti e battaglie risalenti, ben 334 immagini ad alta forte carica propagandistica, decine di file audio contenenti i canti rituali e gli inni dei combattenti e 17 manuali dottrinali in formato pdf. Si trattava di testi estremamente strutturati, «finalizzati sia a diffondere idee jihadiste e avvicinare nuovi aderenti». Materiale di indottrinamento e formazione tattica spietato, tra cui emergevano due filmati che la 17enne aveva cercato disperatamente di cancellare dalla memoria del telefono per occultare le prove della sua radicalizzazione: «in uno le modalità con le quali preparare una cintura esplosiva e, l'altro, la decapitazione di alcuni prigionieri da parte di un membro dell'Isis». Il livello di coinvolgimento della ragazza non si esauriva affatto nella fruizione passiva o nel semplice accumulo di materiale visivo. La studentessa cercava attivamente il contatto umano e operativo, desiderava interloquire direttamente con chi si trovava fisicamente al fronte. Fino ad arrivare all'episodio più allarmante un mese fa: una fitta corrispondenza con una coetanea che sosteneva di trovarsi sotto le armi in Siria, con la quale «l’indagata stava attivamente pianificando la produzione e la successiva diffusione sui social network di un macabro video di minaccia». I dettagli operativi del piano venivano dettati dalla sponda medi: «Devi dire che sei in Siria e io in Italia. Prenderò il coltello e tempo due minuti filmerò il video». Elementi che hanno portato a disporre l’arresto.
Le chat della 17enne arrestata per terrorismo: «Morire per Allah mi darà un senso»
La radicalizzazione delle pieghe più nascoste del web: «Prenderò il coltello»











