Guardiamo lo schermo e reagiamo allo stesso modo davanti alle immagini di un genocidio o di una pasta al forno

di

Antonella Baccaro

«Perdere è il sentimento del tempo» scriveva Stefano Benni nel 1995 nel monologo surreale La misteriosa scomparsa di W. E giù un elenco delle cose smarrite: «La tranquillità economica, l’ozono, l’innocenza, il sapore della frutta, i panda, le balene, il valore della verginità, tutti i valori, la primavera, le lucciole, la democrazia…».

Quello all’ozono e al suo buco è l’unico riferimento che oggi pare datato. Ma anche molto tenero: quel nostro credere che avessimo prodotto una crepa nell’universo sparandoci addosso la lacca o il deodorante testimonia un’ingenuità che oggi non abbiamo più. Tutto il resto dell’elenco individua cose che ci mancano evidentemente ormai da un pezzo e cui potremmo aggiungerne altre.