La sparatoria dello Sperone in cui morì Giancarlo Romano, considerato dagli investigatori il reggente della famiglia mafiosa di corso dei Mille e un boss emergente nel controllo di estorsioni, droga e scommesse clandestine, si chiude in tribunale con la condanna di Camillo Mira a 28 anni e mezzo e del figlio Antonio a 8 anni e mezzo. La Corte d’assise, presieduta da Vincenzo Terranova, ha ritenuto padre e figlio responsabili del delitto di Romano e del tentato omicidio di Alessio Salvo Caruso, braccio destro della vittima e già condannato a 10 anni in abbreviato in un procedimento parallelo per avere tentato di uccidere il più grande dei Mira e per l’estorsione da cui nacque lo scontro.La sparatoria avvenne il 26 febbraio del 2024 allo Sperone. All’origine ci sarebbe stato un debito di circa 2.500 euro legato al giro delle scommesse clandestine.Un servizio completo di Fabio Geraci sull'edizione di Palermo del Giornale di Sicilia in edicola oggi