Rispetto a Euro 2024 la Spagna cerca meno di isolare nell'uno contro uno gli esterni alti. Lamine Yamal non è al massimo e Nico Williams ha giocato spezzoni brevissimi di partita. Al suo posto c'è Baena, più portato ad accentrasi e ad associarsi con i compagni dialogando negli spazi stretti. Il gioco ha così subito delle variazioni importanti. Si basa sempre sul possesso palla e sulle uscite dal basso. Rodri, il perno centrale, e i compagni di reparto, che siano Pedri o Fabian Ruiz con Dani Olmo, variano la posizione per una metà campo che può schierarsi a due più un trequartista o a uno più due mezzali. Si lavora molto sulle rotazioni che permettono un'uscita fluida, dovuta anche alla ricerca di palloni dati in diagonale per far progredire l'azione. La vera svolta è arrivata grazie alla posizione di Oyarzabal, un vero nove diventato falso, che, insieme a Dani Olmo, partecipa attivamente alla manovra, così attivamente che, osservando la heatmap della Roja, i due attaccanti sono in posizione più arretrata rispetto agli esterni offensivi. La fase di possesso è anche caratterizzata dalla presenza costante dei laterali bassi, che si alternano con Lamine Yamal e Baena, nell'occupazione della fascia o del mezzo spazio corrispondente. In fase difensiva è un classico 4-4-2, in cui si può aspettare in blocco medio o cercare un pressing uomo contro uomo e una linea alta, come contro la Francia. Decisiva, in caso di perdita del pallone in certe zone, la ricerca della riaggressione immediata. Se nella Spagna il piano B non varia il sistema (i cambi spesso sono ruolo su ruolo, con Merino che prende il posto di Dani Olmo, Ferran Torres quello di Baena o Oyarzabal e Pedri quello di Fabian Ruiz o viceversa), nell'Argentina, chiamata spesso a ribaltare situazioni che sembravano compromesse, scatta una vera e propria rivoluzione. Di solito si parte con Nico Gonzalez, per dare maggior peso alla fascia sinistra in fase offensiva, poi entra una punta in più (Lautaro) al posto di un centrocampista e si passa a un sistema con Messi più largo, due punte, tre centrocampisti e gli esterni bassi piazzati sulla trequarti. Quando si vuole vincere a tutti i costi, poi, può succedere che entrino anche Almada e il Flaco Lopez, come nel finale contro una Svizzera in dieci, nei quarti di finale. Ma in queste situazioni, più che l'organizzazione e le posizioni, conta la voglia di non arrendersi mai. La vera forza dell'Argentina versione 2026.