HomeFerraraCronacaAppello per Paolo Mandini: "A dieci anni dalla morte merita un riconoscimento"La proposta di Baratelli per l’ex dirigente del Pci ferrarese scomparso nel 2016 "Intelligente, autorevole e leale: il suo bersaglio non era mai la persona".Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciA dieci anni dalla morte voglio ricordare Paolo Mandini. E’ stato un dirigente importante del Pci ferrarese. Nel 1964 fu eletto in Consiglio Comunale, dove resterà per 26 anni ricoprendo incarichi di capogruppo e di assessore allo Sport. Poi il lavoro in Coop Estense. Due passioni assolute nella sua vita pubblica: la bella politica e la Spal dei tempi gloriosi del Presidente Paolo Mazza. La nostra è stata la generazione di Enrico Berlinguer e della ‘Primavera di Praga’ del ‘68. Fu Paolo ad organizzare la presenza nella nostra città di Alexander Dubcek, il simbolo di una grande speranza di cambiamento soffocata dall’invasione dell’Urss e dei suoi satelliti dell’Est. Siamo stati una generazione fortunata. Abbiamo vissuto la grande politica del Pci, guidata da una eccellente classe dirigente a cominciare dal suo segretario Enrico Berlinguer. Come dirigente politico, Paolo è stato tra i più amati. Era unanime l’apprezzamento per la sua intelligenza, la considerazione della sua autorevolezza morale, la simpatia per le sue risorse di uomo ironico, il riconoscimento per la sua generosità e lealtà. Era persona acuta ed efficace nella polemica politica: il suo bersaglio non era la persona, ma le posizioni sostenute. Per questo era stimato anche dagli avversari. I suoi interventi nelle riunioni di partito non erano mai banali, né servili verso la dirigenza, né opportunistici verso la mitica ‘linea del partito’. Era una persona libera. Viveva la politica come passione, non come mestiere. Mai sfiorato da calcoli personali, né dalla peste del carrierismo. La politica era per Paolo scontro di idee, progetti, valori. Era un uomo coraggioso ed etico. Ha sempre tenuto la schiena dritta, senza arroganza, esibizioni inutili, stucchevoli narcisismi. La politica, le Istituzioni, la città hanno un debito verso Paolo. Negli anni novanta del secolo scorso fu lui a denunciare il degrado della politica che un perverso ‘sistema di potere’ trasversale aveva prodotto, e il cui simbolo fu per tanti anni il Palazzo degli Specchi, monumento alla vergogna. Quel sistema di potere era fatto di ingredienti che snaturavano una trasparente dialettica politica: annullamento delle diverse identità dei partiti, miserabili trasformismi e cambi di casacca alla ricerca di posti nelle Istituzioni, classiche operazioni di basso politicantismo mescolando apparenza ipocrita e sostanza di potere agita dietro le quinte. Niente di penalmente perseguibile, ma comportamenti micidiali per un corretto rapporto tra etica e politica. Insomma la maltrattata e volutamente male interpretata ‘questione morale’ di Berlinguer. Solo Roberto Montanari (allora segretario provinciale del Pds, poi segretario regionale dei Ds) espresse pieno riconoscimento per la giustezza della battaglia intrapresa da chi si oppose a questo degrado: “Un gruppo di compagni avevano posto un problema che poi abbiamo visto era reale. Lo dovevamo vedere prima. Siamo stati incapaci di ascoltare. Si era accesa la spia dell’auto. Invece di cercare il guasto, l’abbiamo spenta a martellate. Fu un grave errore politico.” Infine, una proposta. Paolo Mandini è stato un grande assessore allo Sport del Comune di Ferrara. Chiedo alle forze del Consiglio Comunale, e segnatamente al Pd che se ne faccia promotore, se non è giunto il momento di dedicargli un riconoscimento pubblico come merita.