La temperatura non ispira alcuna fiducia, ma solo un estremo disagio mentre si resiste ancora (futilmente) alla decenza evitando ciabatte e bermuda che invece s’impongono in tutta la piazza. Milano d’estate è da sempre una città evitata il più possibile dai milanesi, ma ultimamente invasa da turisti che soprattutto attorno al Duomo guardano verso l’alto come tanti Icaro instupiditi dal sole. La luce è accecante sia che si guardi in basso che in alto. Raggiungere Palazzo Reale e le sue sale climatizzate pare così non solo un obiettivo, ma l’unica obbligata salvezza a disposizione nei paraggi. Aperta fino ai primi di settembre è possibile infatti ammirare la bellissima mostra fotografica di uno dei maestri italiani della fotografia d’arte, Aurelio Amendola.L’esposizione raccoglie ottantacinque fotografie in grande formato che spaziano come è tipico nella produzione di Amendola dal classico al contemporaneo, ma certamente qui non si può che notare in prima battuta proprio gli scatti dedicati a quel Duomo di Milano che poco fuori dalle sale di Palazzo Reale appare invisibile, così costretti a cercarlo in quel biancore assoluto che alla luce del sole contrasta ben poco con un cielo azzurro e opaco, come se tutto fosse coperto da una patina che lascia indefiniti i contorni e accecati gli occhi. Ecco allora i ritratti di un Duomo di Milano estremamente muscoloso e seducente nelle sue forme che nello sguardo di Amendola appaiono meno imponenti e severe, ma quasi ammorbidite come fossero appartenenti a un corpo vivo e accogliente. Scivolando davanti alle fotografie non resta che farsi immergere fino a divenire interni alla scena, ritrovando inevitabilmente un rapporto univoco che Amendola applica ai ritratti degli artisti così come alle loro opere. Non appare infatti alcuna discontinuità: i corpi divengono vivi e al tempo stesso restano eternamente ancorati al momento dello scatto. Indugiando infatti tra le fotografie dedicate al David di Michelangelo oltre che a restarne per l’ennesima volta affascinati, si ritrovano luci e ombre sempre diverse che diversamente mostrano un nuovo volto e un nuovo carattere. Ecco che sembra rivelarsi dinnanzi allo spettatore il volto e il carattere dello scultore, come un autoritratto, come un doppio ritratto che mette ora in relazione Michelangelo con Amendola.Fare ritratti diviene un modo per toccare sia tattilmente che sentimentalmente l’oggetto fino a farne pienamente un soggetto. Un doppio movimento che arriva fino ai ritratti dedicati a Burri e a Vedova, entrambi colti nei loro atelier e fermati nel momento in cui agiscono sulle loro opere, mentre attorno a loro prende corpo un caos che verrà contenuto, costretto e quindi liberato nelle opere. Un passato dunque che pretende l’eternità in Bernini e Michelangelo e un contemporaneo che insiste nella sua temporalità anche quando si è fatto storia. Amendola fa sintesi di tempi lontani tra loro concentrandoli all’interno di una fotografia che restituisce i 15 minuti di warholiani anche all’eterno Michelangelo.
A Milano. Infiammarsi di foto con Amendola
L’esposizione a Palazzo Reale raccoglie ottantacinque fotografie in grande formato che spaziano, come è tipico nella produzione del fotografo, dal classico al contemporaneo
472 words~2 min read






