Si intitola 'Robert Mapplethorpe.

Le forme del desiderio' la mostra al Palazzo Reale di Milano che da domani, 29 gennaio, al 17 maggio attraverso 200 immagini, alcune famosissime altre mai prima esposte né mai pubblicate, mira a consacrarlo fra tra "i più importanti fotografi del XX secolo, oltre la provocazione e oltre la censura", come ha spiegato alla presentazione il curatore Denis Curti.

La partenza è dai suoi primi collage, opere realizzate prima che fra il 1970 e 71 l'amica Sandy Delay gli regalasse una polaroid con cui ha scoperto la fotografia. Da qui si è sviluppato il suo stile inconfondibile, elegante e preciso, "classico" nella sua rappresentazione dei corpi come ha sottolineato Diego Piraina, direttore Cultura del Comune.

La mostra, che è promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, è il secondo passaggio di una trilogia, iniziata a Venezia nelle Stanze della fotografia, che si concluderà a Roma al museo dell'Ara Pacis, non una mostra itinerante, ha sottolineato la presidente di Marsilio Emanuela Bassetti, ma appunto una esposizione in tre tempi.

"Forse Mapplethorpe è più conosciuto in Europa che negli Stati Uniti per la sua esplorazione del classicismo, che è parte della vostra vita, lo vedete anche solo passeggiando per strada" ha aggiunto Joree Adilman, direttrice generale della fondazione Mapplethorpe, che il fotografo creò nel 1988, quando già sapeva che sarebbe da lì a poco morto, per portare avanti la sua eredità e supportare la ricerca, soprattutto per la lotta all'Aids, e sostenere istituzionalmente la fotografia.