Racconta cosa è riuscito a creare giocando con la luce l'uomo che ha scelto di chiamarsi Raggio, la mostra dedicata a Man Ray in programma al Palazzo Reale di Milano fino all'11 gennaio.

Un'esposizione che si svolge quindi in contemporanea con quella che gli ha dedicato il Metropolitan Museum di New York.

Sono trecento le opere, fra foto vintage, disegni, oggetti, documenti, litografie che raccontano la carriera a 360 gradi dell'artista nato a Philadelphia nel 1890 e morto nella 'sua' Parigi nel 1976, dopo una vita passata a sperimentare mezzi diversi, generi diversi, sempre con ironia ed eleganza, giocando appunto con la luce. Iconiche le sue fotografie inizialmente scattate per documentare i suoi quadri e le sue opere, poi quelle dei suoi amici e diventate esse stesse opere d'arte, lineari ed elegantissime.

Arrivato in Francia nel 1921, fu vicino a Marcel Duchamp e ai surrealisti come André Breton e Louis Aragon, conobbe le avanguardie, tanto che fu Tristan Tzara, fondatore del Dadaismo, a dare il nome di Rayografie alle immagini che Man Ray creava appoggiando oggetti direttamente sulla pellicola, senza macchina fotografica.

Dagli anni '30 iniziò ad occuparsi di foto di moda, mondo che influenzò irreversibilmente come gli stilisti di cui immortalò le creazioni, da Elsa Schiapparelli a Coco Chanel, senza mai smettere di sperimentare, anche con il cinema con titoli come Le Retour à la raison (1923), Emak Bakia (1926), L'Étoile de mer (1928), Les Mystères du Château de Dé (1929).