"Un angelo anch’io mi sono sentito, sul tetto del Duomo" ci confida Aurelio Amendola. La cattedrale milanese, per circa tre mesi, nel 2009, l’ha fotografata in lungo e in largo, su e giù. E ora concede inedite inquadrature nella mostra che Palazzo Reale, nelle immediate vicinanze delle guglie, dedica all’ottantottenne maestro del bianco e nero: “Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo“, fino al 6 settembre. Ingresso gratuito, ha precisato l’assessore alla Cultura del Comune Tommaso Sacchi, annunciando la libera apertura di Palazzo Reale durante l’estate, ad accogliere la continua crescita del turismo culturale.

Riconoscenti, anche i cittadini. Che per entrare in Duomo (non come fedeli) devono passare prima dalla biglietteria. Ma ora, grazie ad Amendola, possono riappropriarsi del loro simbolo, scoprendo dettagli della sua mai finita costruzione attraverso secoli di lavoro umano. "Far vedere quello che la gente non vede" era il suggerimento ricevuto da un altro pistoiese, diventato cittadino onorario milanese e docente di Brera, Marino Marini.

Il quale avviò Amendola alla professione di fotografo: "Fa’ parlare le sculture. Così, anche il Duomo, poi, io l’ho fotografato – aggiunge chi lo prese in parola – come fosse un’unica scultura. Sotto il cielo di Milano, diverso da ogni altro".