HomeMagazineAurelio Amendola. L’arte di raccontare la storia dell’arteA Milano, a Palazzo Reale, la grande mostra dedicata al fotografo. Da Michelangelo e Canova a Burri, Vedova, Nitsch: i giganti si fanno emozione.Aurelio Amendola: Giuliano de’ Medici, Michelangelo – Cappelle Medicee, Firenze, 2004. Sotto: Alberto Burri “La Combustione” Città di Castell (1976), Hermann Nitsch – Vienna (2012) e il ritratto del fotografo firmato Francesca AmendolaRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciGrande, l’abbraccio che riunisce Aurelio Amendola e Milano. Dove “il fotografo di Michelangelo” nell’estate 1995 espose i suoi ineguagliabili scatti ravvicinati delle tombe dei Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, in una grande mostra allestita a Palazzo Reale. Qui ritorna il pistoiese, accolto dal sincero plauso persino delle autorità politiche: "Con lo stesso sguardo libero ed eternamente giovane", delibera Domenico Piraina, suo grande fan e Direttore Cultura e Direttore di Palazzo Reale, promuovendo, fino al 6 settembre, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo.
L’arte di raccontare la storia dell’arte. Svelata in arcinote immortali sculture, ma anche nella storia più privata del “fare arte” di tre grandi, quindi consacrati “giganti“, protagonisti del XX secolo. E lo stupore divertito dei comuni visitatori vale come il più democratico riconoscimento alla sapienza e perizia di chi fa loro scoprire la sensualità prepotente di Amore e Psiche di Canova, studiato con la stessa attenzione riservata ad Alberto Burri impegnato a realizzare le sue Combustioni. Amendola, infatti, lo fotografa mentre dirige, con gesto radicale e innovativo, la fiamma di un piccolo erogatore a gas su una superficie plastica. Per scioglierla, lacerarla, deformarla. Raro, irripetibile momento. Così, immortalato. Come il rito, quasi drammaturgico, delle “azioni rosso sangue” inscenate da Hermann Nitsch nel suo Castello di Prinzendorf, Austria.






