FIUME VENETO - È una lunga storia durata quasi sessant’anni quella del panificio Pin Natale di Bannia. Per le sorelle Pin, Barbara, Marzia e il marito Lucio Basso, il primo agosto sarà l’ultimo giorno di lavoro. Un traguardo degno di nota dal momento che, per la comunità di Bannia e le frazioni vicine, i professionisti sono da sempre un punto di riferimento e un esempio di dedizione e amore verso il proprio paese e chi ne fa parte. «Dopo tanti anni di lavoro è giunto per noi il momento di salutarvi e andare in pensione - raccontano -. Con il cuore colmo di gratitudine, ringraziamo tutti voi che avete condiviso con noi questa avventura: clienti, amici, fornitori e collaboratori».

IL FUTURO Il panificio apre le porte a una nuova proprietà: gli attuali titolari potranno godersi la meritata pensione e al contempo il paese non perderà un servizio. Dal primo settembre l’attività verrà gestita dalle Cooperative agricole di Castions. Rimarrà la dipendente Ornella, pronta come sempre ad accogliere i suoi clienti. «Un arrivederci che vale più di un addio» è la frase che si legge nel cartellone che la famiglia ha scritto per salutare i suoi clienti, e per annunciare che lo storico panificio di Natale Pin (il papà delle sorelle, mancato nel 2019) è in dirittura di arrivo. IL PERCORSO Tutto ebbe inizio nel lontano 1953, nel paese di Villa Santina in Carnia, dove Natale Pin iniziò a lavorare come panettiere assieme al fratello. Nel 1957 Natale sposò Ondina e i giovani coniugi avviarono nel borgo Callegari, con non poche difficoltà, una promettente attività di panificazione. La famiglia nel frattempo si allargò con la nascita delle figlie Marzia e Barbara. Nel 1967 arrivano a Bannia aprendo il loro panificio in via Piave, dove si trova tuttora. Con il tempo si unirono le figlie e il genero Lucio, che con sacrifico e dedizione ha saputo far suoi gli insegnamenti di Natale, portandoli avanti e assumendosi la responsabilità della produzione del pane. In seguito arrivò anche Ornella a dare il suo prezioso contributo. I SACRIFICI Quella del fornaio è una vita dura e di sacrificio, racconta Lucio: «Nei primi tempi avevamo il frumento di casa, dei contadini. Si portava al Mulino Macinazione di Pordenone, da cui tuttora ci riforniamo. C’erano i sacchi da quintale, tutto era artigianale: non c’erano mezzi, solo lavoro manuale. Il lavoro era duro, si iniziava (lo si fa ancora) a lavorare all’una o alle due di notte. Il nostro è sempre stato un forno artigianale, non abbiamo macchine che ci aiutano, prendiamo panino per panino, come tanti anni fa. Il nostro pane è fatto con farine di qualità, tante ore di lievitazione e poco lievito, così è più digeribile. Dal nostro laboratorio escono tutti i tipi di pane, ma anche pizzette, dolci, panettoni e colombe, crostate». «Mai fatto ferie fino a cinque anni fa - evidenzia Lucio -. In questi ultimi anni chiudiamo due settimane il periodo di agosto. Qui a Bannia ci sono due panifici, il nostro e quello di nostra cugina: è la zona dei Pin, tutti panettieri». Per Lucio, il panificatore, l’orario giornaliero lavorativo è particolarmente impegnativo: dall’una, due di notte, alle 10 del mattino; poi fa il giro nelle famiglie, cosa non da poco. IL SERVIZIO Il panificio è aperto per diversi pomeriggi a settimana, sabato compreso. «Siamo aperti fino alle 19 - ricordano i titolari -, diamo un servizio ai clienti. È una strada di passaggio anche per chi va in autostrada. Portiamo il pane a domicilio alle famiglie, soprattutto agli anziani della comunità di Bannia e nelle località vicine». Negli anni non sono mancati i gesti di solidarietà. Durante il lockdown, la panetteria ha attivato un servizio a domicilio per portare spesa e beni di prima necessità a tutti quegli anziani che non potevano uscire di casa. Oltre a regalare il pane a chi ne aveva necessità. Il valore del negozio tradizionale è proprio questo: dare un contributo alla comunità che si traduce in opportunità economiche ma soprattutto sociali per tutto il territorio.