Sos barbarie. «Attenzione alla deriva della privatizzazione della giustizia. Nel caso Roggero assistiamo all’ esasperazione del concetto di proprietà privata che permette ogni comportamento anche se contrario alla dignità della persona. Con dinamiche del genere rischiamo di giustificare persino i femminicidi o gli omicidi di persone care tra le mura domestiche riconoscendoli come un diritto. “A casa mia faccio ciò che voglio”. Parole che sentiamo spesso anche laddove servirebbe senso di responsabiltà istituzionale», dice l’arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, fino al mese scorso presidente in Cei di Migrantes e consultore in Vaticano del dicastero Migranti, sherpa delle politiche della Chiesa su integrazione, sicurezza, inclusione. «No a tribunali fai da te, la giustizia non può essere ridotta a materia di propaganda elettorale o di campagne d’odio sui social».

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Sul caso Roggero è in pericolo un argine di civiltà?«L’errore è contrapporre sicurezza e sicurezza sociale. Il ritorno al principio dell’occhio per occhio per risolvere le controversie ci rende tutti più insicuri. Superando ogni limite di legittima difesa stanno demolendo un sistema di giustizia costituzionale ma soprattutto un sistema di convivenza civile, di umanità, che mette al centro il rispetto della dignità di ogni persona. È una deriva molto pericolosa che viola i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa ma anche i diritti fondamentali. E così l’individualismo nei comportamenti cresce e indebolisce la vita sociale nelle città, determinando anche scelte politiche estreme. Con partiti che strumentalizzano i drammi della cronaca nera trasformando la giustizia in vendetta. Appunto con l’insistenza ossessiva sulla sicurezza più che sulla sicurezza sociale che ha regole ed è guidata dalla giustizia». È l’ondata securitaria?«I cittadini hanno il diritto di sentirsi sicuri ma ciò non si ottiene con più armi in circolazione o con operazioni spot di militarizzazione delle città. Invece oggi si fanno leggi solo sulla sicurezza per affrontare fenomeni sociali ma si ignora la debolezza educativa e civica, È una involuzione pericolosa da cui Leone mette in guardia. La giustizia non riguarda solo i comportamenti dei singoli ma anche il modo in cui sono pensate e organizzate le strutture della convivenza. Le istituzioni devono servire la persona e la sua dignità. La giustizia sociale si riconosce se un ordine sociale, economico e politico permette a tutti di vivere in modo umano senza che nessuno sia lasciato indietro».