La scoperta.19 luglio 2026 alle 00:32È la prima volta che si parla dell’artista di Ulassai come “vetrinista”
Un quesito spesso proposto a chi è del mestiere, ha a che fare con una domanda, essenziale quanto nevralgica, su cosa sia l’archeologia e di quale sostanza sia fatta. Parafrasando Shakespeare e alla luce delle effimere narrazioni mitopoietiche su molta storia della Sardegna viene da rispondere che è fatta della stessa sostanza dei sogni. Forse perché l’archeologia pretende di ricostruire il vissuto di mondi scomparsi. Ma è il caso di osservare che ogni ricostruzione è parziale e fuori dal tempo della storia. Di fatto, una falsificazione degli accadimenti anche a voler tematizzare un momento limitato. Senza scomodare Karl Popper, una disciplina forse falsificazionista i cui paradigmi ed esiti per essere scientifici, dovrebbero essere confrontati con l’esperienza impossibile; poiché i mondi di cui si occupa sono finiti. Intanto, le declinazioni dell’archeologico approdano alla decodifica del contemporaneo e del perdurante; tanto da configurarsi come disciplina semiologica tout court. In questa la componente intuitiva non è seconda; seppure non risolutiva. Resta il fatto che ogni scorciatoia oltrepassante la raccolta di dati, ivi quelli emergenti nei soprasuoli, e delle tracce materiali di manufatti, resti biologici, o architetture, riferisce della crisi degli strumenti storiografici e una progressiva deculturazione. Una filosofia della storia consegnata al presentismo sensazionalista e, persino, all’escatologia sviluppista. Qualche aggiustamento con le scienze dure che restituiscono informazioni inaspettate. Si pensi, per datazioni meno estemporanee, all’uso del carbonio 14 o alle analisi chimico fisico o del DNA. Ineludibili le pratiche dell’Archeologia degli elevati da ascrivere, specie nei siti di lunga durata come Cagliari e nei fuori terra, alla famiglia dell’Archeologia preventiva che consiste in indagini diagnostiche prima di interventi nel sottosuolo o in manufatti storici sottoposti, nel tempo, a superfetazioni. Necessitano di una pluralità di saperi, spesso, eterodossi. Esemplare l’esperienza in corso nella Colonia Dux - ex Ospedale Marino dove si sono registrate 1800 Unità Stratigrafiche e quattro fasi edilizie, di cui la prima è il Progetto di Ubaldo Badas del 1938, mai ultimato. È possibile che sia generativa di nuove pratiche nell’Archeologia urbana, la più complessa perché ha a che fare con la persistenza dell’antico nel nostro quotidiano. Necessita di molteplici fonti, molte conservate negli Archivi pubblici, ma, insieme, convoca i cittadini ad essere protagonisti con materiali e testimonianze su luoghi ed eventi che diventano pubblici.






