«All’Italia vorrei dedicare questo libro e alla felicità che mi ha procurato». Era il 1881 quando Samuel Butler, straordinario ed eclettico scrittore inglese, dava alle stampe Alps and Sanctuaries of Piedmont and Canton Ticino, liberi appunti dai suoi molteplici viaggi nelle valli alpine e prealpine. Nessuno a quella data poteva immaginare che fosse sempre lui l’autore di Erewhon, un libro di grande successo e di natura completamente diversa, uscito in forma anonima nove anni prima.
Erewhon (in Italia è stato pubblicato da Adelphi) è un romanzo distopico e insieme satirico, scritto da un outsider chiaroveggente, che mette nel mirino le ipocrisie e il moralismo della società vittoriana. Butler, infatti, si era sottratto al duro bigottismo del padre, che lo avrebbe voluto pastore protestante. Era stato per due anni in Nuova Zelanda, facendo il pastore di mandrie. In seguito aveva orientato la sua ricerca anche spirituale in una direzione molto diversa da quella di origine, nel segno della tolleranza e dell’incontro con altre identità religiose. Per questo l’Italia marginale delle montagne lombardo-piemontesi, un’Italia estranea alle rotte del Grand Tour, aveva rappresentato per lui, al di là degli interessi artistici ed etnografici, un approdo affascinante e accogliente.







