Ti regalo vecchie guide turistiche di posti dove non andremo mai insieme e dove tu, di solito, sei già stata
di Chiara Valerio
Dopo una passeggiata ti chiedo Vuoi del tè?, rispondi Ora, di tè non ho voglia. Mi viene da ridere, mi chiedi perché, continuo a ridere.
L’uomo che ti accoglie al ristorante è alto, ha un maglione bianco, spesso, a trecce e la barba bianca, senza trecce però. Avevo una tua foto, da qualche parte, dove ne indossavi uno simile. Bianco a trecce, spesso. La foto è bianca come il maglione e nera come i tuoi capelli, sei per strada, guardi in macchina, stai in mezzo a un uomo e a una donna. Anche loro guardano in macchina, sembra il Sessantotto, ma invece, mi dici, sono gli anni Novanta. Negli anni Novanta io ero già nata, mentre nel Sessantotto no, e tu già lavoravi troppo per protestare. La foto non la trovo più e tu hai smesso di tingerti i capelli.
Il primo giorno dell’anno cammini sulla spiaggia. La spiaggia è lunghissima e c’è nebbia. La spiaggia non è più fatta di sabbia, perché è inverno, non è pettinata. La spiaggia è una distesa di conchiglie e alghe che paiono grovigli di serpi. Camminiamo prima col mare a sinistra e una stenta macchia mediterranea a destra, poi, al ritorno, col mare a destra, e la stessa stenta macchia mediterranea a sinistra. Il mare cambia più velocemente della terra. Sotto i piedi crocchiano i gusci di conchiglie e le spugne di mare sono gelate e rigide. Nella nebbia che sale e scende intravediamo i colori lisergici, gialli e verdi, azzurri e rosa, di tavole da surf e sandolini, fianchi di canoe. Stanno uno sull’altro come in un’installazione i cui autori non capisco se siano stati onde o umani. Dici che è stato qualcuno di umano, e ti credo. La sabbia è stata raccolta in un lungo serpentone lontano dalla riva, ci saliamo sopra per guardare gli ibernisti che fanno il bagno con il cappello di babbo natale. Mentre raggiungiamo la somma del piccolo terrapieno, le scarpe affondano nella sabbia, tu perdi l’equilibrio, ti allungo un braccio, lo afferri, ti tiro su, sei leggera. I corpi sono di tutte le fogge e le forme. E io penso ai nostri.






