Cinque giorni fa a Maierato (Vibo Valentia) i contadini celebravano il grano dal colore rossastro. La festa della mietitura qui è tradizione secolare. Ma quest’anno aveva un sapore agrodolce. «Dobbiamo difendere il grano Rosìa da cinghiali e fotovoltaico», ripetevano gli agricoltori raccolti davanti alla tenuta dei marchesi Gagliardi. Per i contadini questa è un’estate paradossale. Già nel registro nazionale delle Biodiversità e presidio Slow food, a giugno il ministero dell’Agricoltura ha inserito la pregiata qualità di cereale tra le «varietà italiane da conservazione». Un risultato che ne tutela la filiera premiando il lavoro di recupero e conservazione svolto nella Piana degli Scrisi.
Poi a luglio la notizia beffarda: è stato tirato fuori dai cassetti della regione il progetto di un mega-impianto fotovoltaico, il “Pizzo-Vinci”, che una multinazionale ha in programma di realizzare nei campi tra Maierato e Pizzo Calabro oggi destinati proprio alla coltivazione dell’antico grano tenero. Nel dettaglio, l’opera prevede un impianto con una potenza nominale di 45 MW, prodotta da ben 61.608 moduli in silicio, montati su inseguitori monoassiali che seguono il sole per massimizzare la produzione. Si estenderà su 73 ettari di terreno – classificato come seminativo e pascolo – e prevede un investimento di 45 milioni.









