Un link da aprire e un modulo da compilare. È così che prende forma una campagna di segnalazioni online che invita a censire la presenza di cittadini israeliani o ebrei in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali. L'obiettivo del questionario, rilanciato attraverso chat, è realizzare una "mappatura del turismo sionista".
Per la Comunità ebraica di Milano riporta alla memoria stagioni che si pensavano archiviate: "Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all'ebreo", afferma il presidente Walker Meghnagi. Allora erano elenchi e schedature, oggi un modulo online che, proprio per la facilità con cui può essere condiviso, può raggiungere in poco tempo un numero enorme di persone. Ed è proprio questa capacità di diffusione, secondo Meghnagi, a rendere il rischio non soltanto simbolico. Il timore, spiega, è che un'iniziativa nata sul web possa trasformarsi in qualcosa di molto più concreto. "Quello che succede oggi dimostra che gli squilibrati ci sono e, se si diffonde questo messaggio a una larga parte della popolazione, uno squilibrato lo si trova sicuro". Per questo, aggiunge, "mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo" e la magistratura "deve intervenire". La Comunità ebraica, non intende promuovere iniziative autonome, ma ha già trasmesso il questionario "a chi di dovere", auspicando che vengano adottati provvedimenti. Per Meghnagi il paradosso è che nel mirino possano finire anche cittadini italiani. "Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato", osserva.












