Milano, 18 luglio 2026 – In tanti lo appoggiano con manifestazioni plateali e pubbliche, altrettanti ne prendono le distanze. E poi c’è chi ha vissuto una situazione simile e si immedesima pienamente in lui. Nei giorni in cui tiene banco il caso di Mario Roggero -l’orefice piemontese condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver sparato, uccidendo, due rapinatori e ferendone un terzo, dopo l'ennesima rapina nella sua gioielleria nel 2021 – si alza la voce di Alberto Torregiani.
L’omicidio Torregiani
Il figlio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso il 16 febbraio 1979 a Milano in un agguato legato a una precedente rapina nel suo negozio, ha commentato la vicenda Roggero sui propri canali social: "Torno a ricordare mio padre, anche lui gioielliere, anche lui con la pistola, anche lui con il disagio dentro le ossa per quel pensiero ossessivo: 'Mai premere il grilletto'. Anche lui, come molti altri, subì furti e rapine e l'ultima, quella finita nelle cronache, portò alla sua esecuzione su un marciapiede".
In quell'episodio, avvenuto per mano dei Proletari Armati per il Comunismo, anche Alberto rimase gravemente ferito e da allora è costretto su una sedia a rotelle portando i segni visibili di quella violenza. "Oggi la certa notizia di chi non conosce, non può capire della carcerazione di un uomo accecato e invaso di rabbia per troppe violenze, troppi soprusi che hanno lacerato la pazienza, la calma, la logica e il raziocinio".










