«Non ci sarà nessun taglio, ma solo una razionalizzazione delle spese». Sentito da Gazzetta, Donato Pentassuglia, assessore regionale alla Sanità, spiega la questione delle prestazioni aggiuntive che il nuovo direttore dell’Asl di Taranto, con una delibera di giugno, ha di fatto bloccato. «Non si tratta di tagliare turni o prestazioni, ma di comprendere come vengono spesi i fondi per le prestazioni aggiuntive. In Puglia si spendono ogni anno oltre 65 milioni di euro. Alcune di queste sono per il taglio delle liste d’attesa, per le quali nei primi mesi ho fatto stanziare 15 milioni di euro, e altri ne arriveranno. Altre prestazioni sono per la carenza di personale. Come è possibile pensare che taglieremo questo tipo di prestazioni?». Il punto, quindi, è avere un quadro preciso, una rendicontazione al centesimo, in modo da individuare eventuali sprechi, o abusi.
La delibera 51 del 2026, firmata dal direttore Vito Bavaro, fissa un budget mensile complessivo di 465mila euro per le prestazioni aggiuntive rese a fronte di carenze di organico. La quota più consistente, 180mila euro al mese, è riservata ai due ospedali di Taranto che assorbono da soli circa il 39 per cento dell’intero budget mensile stanziato dall’azienda. Seguono, negli altri presidi della provincia, gli stanziamenti per Martina Franca (90mila euro mensili), Castellaneta (80mila euro) e Manduria (70mila euro). A completare il quadro figurano le risorse assegnate ai dirigenti delle professioni sanitarie per le prestazioni aggiuntive del personale del comparto, pari a 23mila euro mensili, quelle per le attività di screening del Dipartimento di Prevenzione, pari a 4mila euro, quelle per la raccolta sangue, nei limiti stabiliti a livello regionale, pari a 3mila euro, e infine quelle per il servizio di emergenza-urgenza 118, pari a 15mila euro al mese.






