Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIn questa situazione geopolitica ingarbugliata che sembra destinata, pur modificandosi, a durare per lungo tempo non è consentita un’azione di governo zigzagante sulla politica estera.

Per quanto riguarda l’Italia, c’è Matteo Salvini che ha posizioni dissonanti rispetto alla tradizione di ancoraggio atlantico ed europeista, fortemente voluta nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e riconfermata da tutti i governi che si sono succeduti, di qualsiasi colore politico.

Ma i distinguo salviniani non incidono sulla linea politica filo-Occidentale di Giorgia Meloni, con l’appoggio del suo partito e di Fi. Si può discutere sulla posizione filo-trumpiana e a volte tiepida verso i colleghi europei di Giorgia Meloni. Ma mai è venuto meno l’appoggio all’Ucraina. alla ricalibratura della Nato e soprattutto il punto di riferimento è sempre stato l’ancoraggio ai valori Occidentali. I momenti di vera tensione nel governo (l’ultimo è sulla legge elettorale) non hanno mai riguardato la politica estera.

Posizioni difformi, è tutti contro tutti

Di questo dovrebbe prendere atto il cosiddetto campo largo. Chi aspira al governo del Ppese deve enunciare che tipo di politica estera (oggi così importante) intende perseguire. Le posizioni dei componenti la coalizione sono così difformi che si fatica a comprendere se ci sarà un reale punto d’incontro e quale esso sarà. C’è chi vuole abbandonare l’Ucraina al suo destino (di essere fagocitata dalla Russia) e chi intende difenderla senza remore, chi ritiene giusto che l’Italia rafforzi la sua difesa e chi invece lo rifiuta, chi intende lavorare per rafforzare l’integrazione europea e chi non nasconde lo scetticismo, e così via.