Sempre più visitatori, sempre meno abitanti. Per rivitalizzare davvero i piccoli centri e renderli attrattivi per gli abitanti occorre una strategia di ampio respiro che vada oltre il marketing.

Lascio tutto e mi trasferisco sull’Appennino. La nuova vita dei borghi abbandonati. Boom di presenze nei piccoli centri. È il ritornello che da qualche anno popola social, giornali e trasmissioni tv. Eppure mentre il numero di visitatori nei borghi italiani cresce, lo spopolamento non si arresta. Davanti a questa narrazione martellante, fatta di programmi dedicati che spaziano dalla cultura all’enogastronomia, viene così da chiedersi quanto il turismo sia davvero una leva efficace per rivitalizzare i piccoli centri oppure una foglia di fico utile solo a una certa propaganda.

Nel 2025 gli arrivi turistici nei borghi hanno segnato un +7,86 per cento

Per avere un quadro il più possibile realistico del fenomeno meglio partire dai numeri. Secondo ISTAT ed ENIT, nel 2025 gli arrivi turistici nei piccoli comuni sono cresciuti del 7,86 per cento rispetto al 2024, mentre le presenze hanno registrato un incremento del 6,85 per cento. Una tendenza che conferma il crescente interesse verso i borghi, sostenuto anche dalle politiche del ministero del Turismo, che li considera una delle leve strategiche per diversificare l’offerta turistica nazionale. Il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne tratteggia però un quadro molto diverso. Le aree interne, dove vive circa il 22,6 per cento della popolazione italiana, sono ancora afflitte dal declino demografico e oltre l’80 per cento dei comuni che ne fanno parte è destinato a perdere ulteriori residenti nei prossimi anni. Ma perché l’aumento dei visitatori non riesce a tradursi stabilmente in una rinascita stabile dei territori?