La notte di metà giugno in cui Andy Burnham è stato eletto in parlamento con il partito Laburista, il momento che gli ha spianato la strada per diventare da lunedì il nuovo primo ministro britannico, i giornalisti gli hanno chiesto quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Volevano che dicesse qualcosa contro Keir Starmer, anche lui Laburista e che si stava ostinando a non mollare il posto da primo ministro, o che desse istruzioni al partito, che aspettava un segnale per sfiduciare Starmer.

Burnham ha risposto che per prima cosa sarebbe andato a farsi una birra.

Tre giorni dopo Starmer si è dimesso, restando in carica giusto il tempo necessario perché il partito fingesse di capire se c’erano altri candidati per sostituirlo oltre allo strafavorito Burnham (non c’erano). Starmer non avrebbe mai potuto dire vado a farmi una pinta senza risultare fuori posto. Nella naturalezza e nella credibilità con cui Burnham l’ha potuto dire c’è un po’ tutto il senso della sua operazione.

Burnham ha convinto il partito perché si è posto in discontinuità con Starmer, pur non avendo idee politiche così diverse da lui, ma più carisma e capacità di comunicare. La narrazione è costruita sull’essere una figura nuova: in parte è vero, in parte è furbizia.