Egregio direttore, Mario Roggero va in carcere e può rimanervi 14 anni: in punta di diritto la sentenza può anche essere corretta. Ma come si fa a pensare che il comportamento di una persona aggredita assieme alla sua famiglia all’interno del suo negozio, possa conservare la freddezza che richiederebbe il codice penale in qualsiasi circostanza? Il risultato è che i delinquenti nonostante siano entrati nel negozio di un cittadino per rubare, non debbano mettere nel conto che nelle loro azioni delittuose possano incorrere in reazioni da parte degli aggrediti che potrebbero esporli a grave rischio personale. La legge però rimane fredda e distante dal sentiment comune e li tutela come del resto lo fa con le loro famiglie a cui viene riconosciuto un risarcimento per la perdita dei loro cari. Viene da pensare amaramente e con un po’ di sarcasmo, che potremmo ritenere quella dei ladri una attività lavorativa ad alto rischio, per cui gli addetti dovrebbero godere della tutela da parte dell’Inail. Niente male come visione della giustizia.

Pietro Balugani La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, sulla condanna a 14 anni di Mario Roggero, con l’aggravante del risarcimento di 780 mila euro ai familiari delle vittime, si contrappongono due punti di vista, apparentemente inconciliabili. Quello di chi sostiene che, in questo caso, non si può invocare la legittima difesa perché, come hanno mostrato le telecamere, il gioielliere ha sparato e ucciso i due banditi (uno dei quali armato) e ferito il loro terzo compare, quando i tre erano ormai usciti dal suo negozio e stavano scappando. Li ha inseguiti e colpiti. I video hanno anche smentito la versione iniziale, poi modificata, che Roggero aveva fornito, secondo cui i primi colpi erano stati esplosi quando i tre erano ancora all’interno della gioielleria e avevano rapito la moglie. Si sarebbe dunque trattato non di una difesa, ma di una vendetta. E come tale è stata giudicata e punita da tre Corti, ultima quella di Cassazione che ha reso definitiva la condanna. Ma questa è la fredda lettura giudiziaria della vicenda. Ci sono però, inevitabilmente, anche altri aspetti da considerare. Partiamo dalla ricostruzione. Bisognerebbe innanzitutto chiedersi quando nella dinamica di una rapina come quella di cui è stato vittima Roggero, si conclude la fase della difesa e inizia quella dell’offesa. L’uscita dal negozio dei banditi fa cessare automaticamente il pericolo e la reazione diventa quindi ritorsione? E in ogni caso: il rapinato, in quei concitati istanti, è in grado di valutarlo razionalmente? Non sono dubbi filosofici, ma domande dalla cui risposta dipende il destino di un uomo. C’è poi un altro elemento da considerare. Una pena rilevante come quella inflitta a Roggero, con l’aggiunta del risarcimento, sembra prescindere dai ruoli dei protagonisti di questa tragica storia. Roggero, vale la pena di ricordarlo, è innanzitutto la vittima di una rapina. Che ha la colpa, umanamente comprensibile, di non aver mantenuto la lucidità e la freddezza necessari di lasciare fuggire i banditi e, preda di una tensione che non ha saputo controllare, li ha inseguiti e ha sparato loro uccidendoli. Ha sbagliato? Certamente sì e sono sicuro che a mente fredda, non lo rifarebbe. Ma, va aggiunto, se quei banditi non fossero andati nella sua gioielleria, Roggero non avrebbe mai sparato contro di loro. Infine, una considerazione di carattere più generale. Le sentenze, alcune in particolare, hanno un valore che va oltre il caso specifico. Chiediamoci: condannare il gioielliere piemontese non solo a una detenzione che, considerata la sua età (72 anni) equivale quasi a un ergastolo, ma anche a risarcire con centinaia di migliaia di euro le famiglie dei banditi, non rischia di far pensare che lo Stato metta sullo stesso piano cittadini onesti e malviventi, anzi tuteli più e meglio i secondi dei primi? E che, come lei sottolinea, una rapina sia in fondo, ormai, da equiparare a un infortunio sul lavoro? Una sentenza può essere corretta e inattaccabile sul piano giudiziario, ma allo stesso tempo umanamente ingiusta e sbagliata o discutibile per il messaggio sociale e politico che veicola. Quella che ha condannato Mario Roggero mi sembra appartenga a questo tipo di sentenze.