di

Ilaria Sacchettoni

Le verifiche senza riscontri sui motivi «professionali», poi esclusi

Dopo l’esplosione di Pomezia, sono stati studiati gli archivi di Report. La varietà e molteplicità delle minacce ricevute da Sigfrido Ranucci nella sua vita professionale — verbalizzate — avevano moltiplicato gli spunti investigativi. Ma nulla è accaduto. Nulla è emerso dalle decine di persone sentite, finendo per accreditare la pista del movente personale. Di fronte al pm Carlo Villani si sono accomodati generali e manager, consulenti e informatori, giornalisti e professionisti. Ma non sono emersi elementi per avvalorare piste legate alle inchieste giornalistiche.

L’ingegnere e AnemoneIl 29 gennaio è forse il giorno più deludente, quello che seppellirà l’ipotesi di mettere a fuoco un movente professionale. Si ascolta, per l’occasione, l’ingegnere Alfredo Principio Mortellaro che compendia in sé conoscenze di mondi diversi. Ex dirigente del Sisde, già ai vertici del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, in seguito approdato alle consulenze dei 5 Stelle, l’ingegnere dice la sua sul dossierone «appalti»: «La mia intervista — spiega — riguardava la conoscenza dei meccanismi alla base degli illeciti che avevo rilevato nella costituzione degli appalti destinati alla ristrutturazione delle sedi dei servizi segreti. Le irregolarità erano riferite in linea diretta al direttore Mori (il generale Mario Mori, ndr) ed erano avvenute tra 2004 e 2006». Spunta, quasi come un amarcord investigativo, il nome di Diego Anemone, l’imprenditore del Salario Sport Village e della stagione berlusconiana dei grandi eventi. Ma nulla.