Maria Elisabetta Coccia, del Comitato scientifico, entra nei dettagli del progetto rivolto alle pazientiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUna giovane donna entra nell’ambulatorio accompagnata dalla madre. La mamma è in cura per un tumore al seno, ha perso i capelli a causa della chemioterapia. La figlia ha 23 anni, è sana ma ha scoperto di essere portatrice di una mutazione dei geni Brca, alterazioni genetiche ereditarie che aumentano il rischio di sviluppare un tumore della mammella e dell’ovaio. La sua domanda non riguarda la malattia, ma il futuro. "Voglio sapere se potrò avere dei figli e se posso preservare i miei ovociti. E non voglio trasmettere questa sofferenza a mia figlia". Le forme ereditarie rappresentano circa il 15% dei tumori della mammella: ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 53.686 mila casi e più di 8mila sono legati a una predisposizione genetica. È una storia che la professoressa Maria Elisabetta Coccia, direttrice del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Careggi e componente del Comitato scientifico di Corri la Vita, ricorda ancora con emozione. "Le spiegai che oggi è possibile preservare gli ovociti e che, un domani, grazie alla diagnosi genetica preimpianto, sarà possibile evitare di trasmettere quella mutazione ai figli. Poi le dissi anche: se tua mamma avesse avuto la tua stessa possibilità, probabilmente oggi non saresti qui con noi. Mi auguro che un giorno esistano terapie capaci di correggere queste alterazioni genetiche".