Il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, spiega l’ipotesi di riutilizzo dei tre terreni confiscati alla criminalità organizzataMONTE ARGENTARIO
Tre terreni confiscati alla mafia all’Argentario verso il riuso sociale, il Comune pensa a una manifestazione d’interesse. E potrebbero presto trasformarsi in luoghi simbolo della legalità. Il Comune di Monte Argentario ha deciso di aderire al percorso promosso dalla Regione Toscana per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e si prepara a pubblicare una manifestazione d’interesse rivolta ad associazioni e realtà del territorio, con l’obiettivo di individuare progetti a carattere sociale e culturale. L’idea si fa largo dopo la visita della vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo anche all’Argentario nell’ambito di un tour provinciale dedicato proprio ai beni confiscati. Sul promontorio si tratta di tre appezzamenti situati in località Ronconali, immersi nella macchia mediterranea. "Inizialmente – spiega il sindaco Arturo Cerulli – avevamo valutato che questi terreni, dal punto di vista materiale, fossero poco significativi. Poi abbiamo compreso che il loro valore va ben oltre la proprietà in sé. Rappresentano un messaggio di contrasto alla mafia e di restituzione alla collettività. Per questo abbiamo deciso che si potrà procedere in questo senso". L’amministrazione comunale quindi punta a raccogliere proposte attraverso una manifestazione d’interesse. L’idea non è quella di realizzare nuove costruzioni, ma di dare ai terreni una funzione educativa e sociale. "Pensiamo a percorsi gestiti da associazioni impegnate nella promozione della legalità – prosegue Cerulli – oppure a iniziative rivolte alle scuole. Potrebbero diventare luoghi dove raccontare cosa significa una confisca alla criminalità organizzata e come un bene sottratto alla mafia possa trasformarsi in un simbolo di rinascita. Magari con una panchina, un pannello informativo o un percorso dedicato alla memoria e all’educazione civica". Il sindaco precisa anche che al momento non esistono elementi per ricostruire quale fosse l’utilizzo dei terreni prima della confisca. "Non abbiamo informazioni in tal senso e non spetta a noi fare ipotesi. L’aspetto importante è il valore culturale dell’iniziativa e il messaggio che questi luoghi possono trasmettere", conclude Cerulli. L’obiettivo, condiviso con la Regione, è quindi quello di restituire alla comunità beni che un tempo appartenevano alla criminalità organizzata, trasformandoli in spazi dedicati alla diffusione della cultura della legalità.









