HomeAnconaCronacaStrage alla "Lanterna". Volontario condannato: "Non raccontò la verità"Un anno e quattro mesi per falsa testimonianza. È la condanna di primo grado inflitta dal tribunale di Ancona a...La strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo avvenne. la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018: morirono cinque ragazzi e una mamma calpestati nella calcaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUn anno e quattro mesi per falsa testimonianza. È la condanna di primo grado inflitta dal tribunale di Ancona a un volontario soccorritore che la notte della strage della Lanterna Azzurra si trovava all’interno della discoteca di Corinaldo, dove tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono cinque ragazzi e una mamma, travolti dalla calca. Non era imputato per quelle morti: a finire sotto processo sono state le parole che ha pronunciato davanti ai giudici il 20 gennaio 2023, quando fu chiamato a deporre come testimone nel dibattimento sulla sicurezza del locale. Per la Procura quelle dichiarazioni furono false e reticenti, oltre che "palesemente illogiche". Al centro delle contestazioni dell’accusa c’ erano le ragioni della sua presenza nel locale. L’uomo sostenne di trovarsi lì "per puro caso", solo per accompagnare degli amici. Ma quella notte lui e la compagna, entrambi volontari autisti di ambulanza, indossavano la tuta ad alta visibilità da soccorritori: una circostanza che, secondo l’imputazione, li accomunava ad altri addetti e faceva apparire evidente che stessero svolgendo, in modo irregolare, servizio di supporto sanitario. Alla domanda sul perché fosse in divisa, rispose che la tuta la portava tutto il giorno e che non aveva avuto il tempo di cambiarsi, benché tra la fine del turno e l’arrivo a Corinaldo fossero passate almeno due ore. Sui guanti in lattice indossati, disse di utilizzarli non come dispositivo sanitario ma per abitudine, per proteggersi da schegge di vetro quando entrava nei locali. Aggiunse di essersi trovato in bagno proprio nell’istante in cui scattava la fuga degli avventori, di non ricordare se altri due volontari presenti, suoi amici, avessero la tuta, e che qualcuno gli avrebbe casualmente aperto la porta della discoteca, facendolo entrare senza pagare il biglietto. Il volontario si è sempre professato innocente. Il pubblico ministero aveva chiesto un anno e otto mesi; l’avvocato Ruggeri, per la difesa, aveva sollecitato l’assoluzione. Resta, sullo sfondo, la domanda alla quale le indagini non hanno mai dato risposta: perché quella notte fosse lì. Ora che una condanna ha stabilito che su quel punto non disse la verità, l’interrogativo pesa più di prima.