Come contrastare lo spopolamento unendo tradizione e innovazione: è stato questo uno dei temi al centro della presentazione de ‘Il fuoco di sotto’, il nuovo libro di Pierluigi Piccini edito da Effigi, ospitata a Piancastagnaio. Un volume che prende le mosse dalla conformazione geologica e storica del Monte Amiata per riflettere sul rapporto tra uomo, territorio e comunità, intrecciando filosofia, geologia, antropologia e memoria collettiva. Un’occasione che ha aperto anche una riflessione sul futuro della montagna, chiamata a fare i conti con il progressivo calo demografico e con la necessità di costruire nuove prospettive di sviluppo. "È un pensiero prolungato su una comunità vista dal suo interno - esordisce l’editore Mario Papalini -. Un testo di osservazione filosofica che affronta problemi cogenti dell’Amiata, che vanno da un’osservazione generale della situazione produttiva e sociale della montagna fino a quella culturale". Il filo conduttore del libro è d’altronde il concetto di "attraversamento".
"Io scrivo di due mondi, due realtà che si incontrano in una soglia e permettono al tutto di stare insieme - spiega l’autore Piccini rispondendo alle domande di Michela Berti capo servizio de La Nazione di Siena-. Un tutto che deve essere attraversato. C’è anche molto di personale, della mia vita. Il bosco me l’ha insegnato mia nonna Maria, come realtà unitaria. Il tentativo è anche quello di mettere insieme più discipline. Vogliamo unire ciò che è tradizione a un processo di innovazione vera e profonda". A dialogare con l’autore anche il professore di geografia Giancarlo Macchi Janica e la professoressa di diritto Arianna Alpini, entrambi dell’Università di Siena. "Un piccolo libro che in realtà è un monumento - dichiara Macchi Janica -. Il vulcano ha smesso di eruttare, ma non ha smesso di esistere ed è da questa constatazione fisica che nasce il filo che lega tutto il libro". Una prospettiva che amplia il significato del paesaggio, visto come patrimonio condiviso e parte integrante dell’identità di una comunità. "L’abitare non è il nascere in un luogo - aggiunge Alpini -, ma un fatto che si ripete costantemente attraverso il compiersi di atti stabili che arrivano a costruire un rapporto di appartenenza con un territorio. Il paesaggio ha subito un’interpretazione evolutiva fino a essere considerato un bene della vita, legato all’ambiente e alla salute".







