"Abbandonata dalle istituzioni, in una baracca per trent’anni", queste le parole scelte da Innocenzo Ronchetti per dare l’ultimo saluto a sua madre, Angela Venanzi, per tutti la signora della baracca. Nel manifesto funebre la foto di questa donna minuta, che ha sperato fino all’ultimo di poter rientrare nella sua casa, lesionata dal sisma.

"Era una donna forte - dice il figlio -, tenace. Lo è stata fino all’ultimo giorno". Quella di Angela è una storia di un’attesa durata per tre decenni, consumata nel silenzio di una frazione montana. Era il 26 settembre del 1997, quando la terra tremò tra l’Umbria e le Marche. L’abitazione di Angela, nella località di Cupigliolo, andò in macerie a seguito di quel terremoto che colpì duramente Foligno e l’altopiano di Colfiorito. Passate le scosse, l’iter burocratico sembrò attivarsi: grazie all’assegnazione del contributo-sisma iniziarono gli interventi di ricostruzione dell’edificio. Intanto la famiglia di Angela aspettava la fine del cantiere, adattandosi a vivere la quotidianità sospesa tra una roulotte e il prefabbricato, convinta che si trattasse di una sistemazione temporanea.

Poi, l’inizio dell’incubo. I lavori vennero improvvisamente bloccati perché mal eseguiti. "Mia madre venne truffata dai costruttori – racconta oggi Innocenzo Ronchetti –, per lo scheletro non utilizzarono né ferro né cemento". Seguirono anni di denunce e svariate diatribe legali. Fino alla sentenza del tribunale, che pure riconobbe i danni causati dalla ditta edile, condannando però anche la famiglia Ronchetti a saldare i lavori pregressi, per un totale di 25mila euro.