Si chiude con la “ceralacca“ sui pacchi (che sopravvive a ogni riforma, anche se c’è chi opta per spago e timbri) la Maturità 2026 a Milano. Le ultime commissioni archiviano gli esami, soprattutto quelle che sono state impegnate negli indirizzi in cui la seconda prova dura più giorni, artistici in testa. Arrivano così i risultati del liceo Brera, che quest’anno chiude con sei 100, due 100 e lode e 248 maturandi promossi (privatisti inclusi, nessuno dovrà ripetere la quinta). Meglio dell’anno scorso, quando sul tabellone era spuntata un’unica lode, più un poker di 100. Anche al liceo Tito Livio sono stati tutti “licenziati“ e i 100 salgono a tre al classico più un 100 e due 100 cum laude al coreutico. Quest’anno lodi con il “contagocce“ ma spalmate su indirizzi diversi, tecnici e professionali inclusi. Non sono mancate le bocciature, seppur rare. Alcune di queste - particolarmente inaspettate - hanno riacceso il dibattito sulla valutazione tra griglie, voci difficili da quantificare (come quella che chiede alla commissione di indicare la “maturità“ raggiunta dallo studente) e crediti alla partenza. Perché qualche “ribaltone“ finale c’è stato sì, anche al liceo scientifico Vittorio Veneto con quattro “non maturi“, di cui tre nella stessa classe. La nuova maturità ha archiviato spunto iniziale e collegamenti tra le materie affidati agli studenti e riproposto le quattro materie (più l’autopresentazione). C’è chi la promuove a pieni voti - perché evita connessioni azzardate e cortocircuiti - e chi la boccia in toto, perché rischia di diventare un "collage di interrogazioni". Maturità che trovi, voglia di riformarla che resta. E così, anche tra queste pagine, mentre si stila un bilancio dell’edizione 2026 si riapre il dibattito tra studenti, professori e presidi sul senso stesso degli esami.