VENEZIA - È stato condannato a 12 anni di reclusione il 26enne italo-brasiliano che circa un anno fa era stato arrestato con le accuse di violenza sessuale aggravata sulla figlia di soli 5 anni nonché di produzione e diffusione di materiale pedopornografico. Si è concluso ieri al Tribunale di Venezia il processo a carico dell’uomo, residente da un paio di anni nel Bellunese dove prima dell’arresto lavorava come operaio.

IL BLITZ NEL DARK WEB A lui la polizia postale era arrivata dopo una serie di indagini partite dalla segnalazione di una associazione che monitora il cosiddetto “dark web”, ovvero quella parte di internet non visibile attraverso i normali browser e non rintracciabile dai motori di ricerca. E dove passa la gran parte dei contenuti illegali: dal traffico di droghe alle armi alla pedopornografia appunto. In particolare l’associazione aveva segnalato gli scambi in rete di questo utente, poi rivelatosi il 26enne italo-brasiliano che aveva postato video e immagini terribili di atti sessuali con una bambina piccolissima sotto la doccia con un adulto. Sulla chat frequentata da pedofili l’uomo aveva sostenuto che si trattava della nipote. I FILMATI NEL CELLULARE La verità era poi emersa ad inizio agosto, dopo una perquisizione della Postale nel domicilio del giovane. Così si era scoperto che la piccola ripresa era proprio la figlia con il padre. Una ulteriore conferma era arrivata dal particolare del bagno e della doccia, corrispondenti in tutto a quelli del video. L’analisi forense del cellulare aveva poi portato alla luce ben quattro video e dieci immagini con la figlia, oltre ad altro materiale pedo-pornografico. A chiedere l’arresto era stato il sostituto procuratore Anna Andreatta. All’interrogatorio di garanzia, di fronte alla Gip Benedetta Vitolo, l’uomo aveva ammesso le proprie responsabilità, assistito dall’avvocato Francesco Spanio, ma non aveva saputo spiegare il perché del gesto. L’uomo era rimasto in carcere, data la gravità dei fatti e il pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove. LA TUTELA DELLA PICCOLA La moglie, all’oscuro di tutto, e la figlia erano state accolte in una struttura protetta. Molto probabilmente poi se ne sono andate in Brasile anche per dare alla bambina la possibilità di crescere in un ambiente differente e di recuperare, se possibile, quella infanzia che le era stata rubata. Ieri l’uomo è stato condannato a 12 anni di reclusione in continuazione con gli altri reati. Una volta uscite le motivazioni, il legale valuterà se proporre o meno ricorso in Appello.